DISCORSO CATECHETICO PER L’INIZIO DELLA SANTA E GRANDE QUARESIMA 2016

DISCORSO CATECHETICO
PER L’INIZIO
DELLA SANTA E GRANDE QUARESIMA

+ B A R T O L O M E O

PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI - NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA,
GRAZIA E PACE
DAL SIGNORE E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO,
E DA NOI PREGHIERA, BENEDIZIONE E PERDONO

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Fratelli e Figli amati e benedetti nel Signore,

Per mezzo della parola divinamente ispirata  della misericordia del Signore e dei suoi giudizi, il sacro Salmista introduce anche quest’anno tutti i fedeli ortodossi, nel “mistero” della Santa e Grande Quaresima, esclamando: “Opera misericordie il Signore e il giudizio per tutti quelli che subiscono ingiustizia” (Sal. 102,6). Poiché il Signore: “Sazia di beni la nostra brama e rinnova, come di aquila, la nostra giovinezza (Sal.  102,5).

E’ risaputo, fratelli e figli nel Signore, che ogni uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, costituisce un tempio del Signore. Assai maggiormente quanti siamo stati battezzati in Cristo e siamo stati unti col Santo Myron e siamo stati innestati nell’uliveto della Chiesa Ortodossa, siamo templi dello Spirito Santo che abita in noi, anche se per gli svariati peccati, volontari ed involontari, ci allontaniamo dal Signore: “Se noi manchiamo di fede, egli rimane fedele.” (2 Tim. 2,13)

A causa della sporcizia dei peccati tuttavia, la Grazia dello Spirito Santo non può operare in noi, e per questo la nostra Santa Chiesa Ortodossa, ha fissato il periodo dei  digiuni della Santa e Grande Quaresima che sta per cominciare, per purificarci attraverso di esso con la conversione e per divenire degni di accogliere la Passione vivificante e la Resurrezione sfolgorante del Signore nostro Gesù Cristo. “Vieni, o misera anima, insieme alla carne loda il Creatore di tutto. Lascia ormai la stoltezza di un tempo, e offri a Dio lacrime di pentimento.”, invita tutti i fedeli, il poeta del Grande Canone, San Andrea di Creta. (tropario della Prima Ode).

La Chiesa, preoccupandosi per la nostra salvezza e per la nostra perfezione spirituale, apre a tutti i suoi membri il tempo presente della conversione, incitandoli allo stesso tempo a combattere  la vita amante delle cose terrene e avida, che come “un giogo pesante” tiene l’anima fatta di terra e trascinata sulla terra,  impossibilitata ad aprire le proprie ali verso il cielo e il regno di Dio.

In questo modo, attraverso la conversione e le lacrime di purificazione, rivestiamo di nuovo la bellezza primordiale e la veste tessuta da Dio, che abbiamo perduto con la caduta, avendo indossato “la veste della vergogna, così come le foglie di fico”.

Allo stesso tempo, il digiuno e l’astinenza dai cibi e da “discorsi vani e pensieri malvagi”, costituiscono un inizio per una gestione corretta, misurata e saggia dei beni terreni, con prospettiva l’utile comune, così da annullare le conseguenze negative anche per l’ambiente sociale e naturale, dal loro irragionevole uso e che rimanga solo il “digiuno della misericordia” e non “divenga giudizio per tutti quelli che subiscono ingiustizia”, ma misericordia e grazia e conforto per loro e per il nostro cammino per essere “a somiglianza di Dio” (San Basilio)

Allo stesso modo, attraverso l’uso moderato viene santificata anche la materia e la nostra vita, poiché la materia deteriorabile costituisce non il fine a se stesso, ma il mezzo di santificazione. Di conseguenza, anche per coloro che hanno e possiedono ricca la pericope evangelica, il digiuno deve costituire un mezzo di continenza, con scopo finale “di abbondare nella speranza in forza dello Spirito Santo”, secondo il passo del grande oratore Paolo, l’Apostolo delle genti. (Rom. 15,13) e per fissare lo sguardo sugli odierni poveri “Lazzari” della umanità e dei profughi.

Oltre a ciò tuttavia, non si deve dimenticare, fratelli e figli, il vero spirito del digiuno e della continenza, che le rende gradite al Signore, come insegna il fratello del Signore, l’Apostolo Giacomo, che dice: “Religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nella loro afflizione e conservarsi puri dal mondo” (Gc. 1,27). Perché non otterremo la grazia,  che il digiuno e la continenza offrono in abbondanza, semplicemente e solo attraverso la astinenza e astensione dai cibi materiali: “Se voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo l’umile con pugni, a quale scopo digiunate?” si domanda il Profeta Isaia (58,4). “E’ forse questo il digiuno che bramo (…) ma (…) dividi il tuo pane coll’affamato, introduci in casa tua i miseri, senza tetto; se vedi un ignudo, vestilo…” dice e comanda il nostro Signore, attraverso la voce del suo Profeta (Is. 58,5-7)

Particolarmente oggi la crisi economica, i profughi e le molteplici difficoltà che universalmente si presentano, specialmente in alcuni popoli e paesi, offrono a noi Ortodossi la possibilità di coltivare questo autentico spirito del digiuno, abbinando l’astinenza dai cibi con opere filantropiche e di solidarietà verso quei nostri fratelli che hanno un bisogno immediato, che soffrono, i bisognosi e gli indigenti, i senzatetto ed i profughi, quelli che non hanno “dove poggiare il capo” (Mt. 8,20), coloro i quali sono obbligati dalle dure circostanze della guerra, delle tentazioni e delle afflizioni ad abbandonare i loro focolari domestici e a spostarsi in mezzo a molti pericoli e afflizioni e fatiche.

Quando il nostro digiuno è accompagnato da un tale accrescimento della nostra filantropia  e amore verso l’ultimo fratello del Signore, indipendentemente dalla razza, religione, lingua e provenienza, allora esso salirà direttamente al trono di Dio come incenso soave e gli angeli verranno in aiuto a noi che digiuniamo, come servivano il Signore nel deserto.

Dal cuore auguriamo fraternamente e paternamente a tutti, che lo stadio del Santo Digiuno che sta per iniziare, sia fruttuoso e santificante, pieno di grazia e santificazione e che Dio ci faccia degni di giungere incolumi al vivificante ed eterno Calice, al Costato del Signore che da vita, “dal quale è scaturita per noi la duplice fonte della remissione e della conoscenza”. (Grande Canone, tropario della Quarta Ode).

La Sua Divina Grazia e infinita Misericordia siano con tutti voi, fratelli e figli, affinché con tali propositi evangelici ci venga donata la festa delle feste e la solennità delle solennità, la Resurrezione del Signore nostro Gesù Cristo, al Quale spetta la gloria e la potenza e l’onore ed il grazie ora e nei secoli infiniti. Amen.

Santa e Grande Quaresima 2016
Il Patriarca di Costantinopoli
fervente intercessore presso Dio per voi tutti




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Da leggersi nella Domenica dei Latticini, il 13 Marzo, subito dopo il Santo Vangelo.