Πατριαρχικαί Ἀποδείξεις Πάσχα

MESSAGGIO PATRIARCALE PER LA SANTA PASQUA (2019)

MESSAGGIO PATRIARCALE
PER LA SANTA PASQUA

Prot. N. 257

+ B A R T O L O M E O
PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA, GRAZIA, PACE E MISERICORDIA
DA CRISTO GLORIOSAMENTE RISORTO * * *

Venerabilissimi Fratelli e prediletti Figli nel Signore,

Avendo percorso in digiuno e preghiera il lungo tempo della Santa e Grande Quaresima, giunti alla salvifica Passione di Cristo Dio, diveniamo oggi partecipi alla gioia della Sua luminosa Resurrezione.

La esperienza vissuta della Resurrezione appartiene al nocciolo della identità degli Ortodossi. Festeggiamo la Resurrezione del Signore non solo durante la Santa Pasqua e durante il periodo pasquale, ma ogni Domenica e in ogni Divina Liturgia, che è sempre una festa piena di luce. La vita Cristiana in tutti i suoi aspetti, nel servizio divino, nel nostro vissuto e nella nostra testimonianza nel mondo, ha un respiro di resurrezione, freme della vittoria di Cristo Risorto sulla morte e dell’attesa del Suo Regno eterno.

L’uomo non può da se stesso gestire il timore e l’inevitabile della morte, davanti alla quale si trova durante tutto il corso della sua vita e non solo alla sua fine. La sensazione che la vita sia “un cammino verso la morte” senza speranza di scampo, non conduce alla umanizzazione del suo capovolgimento e al rafforzamento della sua responsabilità e sollecitudine per il presente e per il futuro. Ovviamente, l’uomo si limita, si taglia fuori dalle cose essenziali della vita, sfocia nel cinismo, nel nichilismo e nella disperazione, nell’inganno del autorealizazione, nell’eudemonismo più che ributtante, del “mangiamo e beviamo, domani infatti moriremo”. L’azione scientifica, sociale e politica, il progresso economico e il benessere non possono offrire uno sbocco. Ciò che è creazione dell’uomo, porta il marchio della morte, non salva, dal momento che anche questa ha bisogno di salvezza. Il desiderio dell’eternità non viene soddisfatto con beni terreni, non si accontenta col prolungamento della nostra vita e con promesse di falsi paradisi.

L’Ortodossia offre all’attuale uomo imbambolato la Verità del Vangelo salvifico della Resurrezione. Per noi Ortodossi, la Pasqua non è semplicemente il ricordo della Resurrezione del Signore, ma un vissuto anche della nostra personale rinascita in Cristo Risorto, assaggio e certezza del compimento escatologico della divina Economia. Il fedele sa che la pienezza esistenziale è dono della grazia di Dio. In Cristo, la nostra vita si trasforma, viene mutata, nel cammino verso la divinizzazione. I cristiani si distinguono, secondo l’Apostolo, dagli “altri”, di “quelli che non hanno speranza (cfr. 1 Tess. 4,13). Speriamo in Cristo, che è “la nostra vita e la nostra Resurrezione”, “il primo e l’ultimo e il vivente” (Ap. 1, 17-18).

La venuta salvifica di Cristo nella nostra vita e la speranza del Regno celeste sono inscindibilmente legate alla persona cristiana, essa opera e si realizza come forza creatrice e trasfigurante nel mondo. Non è per nulla accidentale, poiché in precedenza la cultura moderna comprendeva e stabiliva l’uomo come creatore della storia, i credenti erano chiamati a diventare “collaboratori di Dio” (cfr. 1 Cor. 3,9). Costituisce un enorme malinteso della autocoscienza Ortodossa e dell’opera sociale e filantropica della Chiesa, quando viene sostenuto che l’Ortodossia sia introversa, atemporale e indifferente alla storia e alla civiltà.

Eminentissimi Fratelli e Figli amati,

La Pasqua non è semplicemente la più grande festa e celebrazione degli Ortodossi. Resurrezione è tutta la fede, la intera vita ecclesiastica, la completa civiltà dell’Ortodossia, la fonte inesauribile, dalla quale attinge e si nutre l’impulso escatologico del vissuto ortodosso e della testimonianza. Nella Resurrezione e dalla Resurrezione, noi fedeli conosciamo la nostra destinazione eterna, scopriamo il contenuto e l’obiettivo della nostra missione nel mondo, troviamo il senso e la verità della nostra libertà. Colui che è disceso negli abissi della terra e ha infranto le porte dell’Ade e il potere della morte, è sorto dalla tomba come liberatore dell’uomo e di tutto il creato. L’uomo è chiamato liberamente ad accettare questo dono della libertà, inserito nella “comunità della divinizzazione”, della Chiesa, nella quale la libertà è fondamento, via e meta. La libertà donata da Cristo viene vissuta e si manifesta come “vivere la verità con amore” (cfr. Ef. 4,15), come un fatto di comunione e di solidarietà. “Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un'occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri; “ (Gal. 5, 13). Nella Chiesa “esistiamo al modo della Resurrezione”, contemplando la “comune resurrezione” nel giorno senza tramonto del Regno.

Con questi pensieri, glorificando con cuore puro il Signore Risorto e “che fa sorgere la vita per tutti”, Dio “con noi “ e “per noi”, che ha promesso di essere con noi fino alla fine dei tempi, ed esclamando il gioiosissimo saluto pasquale “Cristo è risorto”, preghiamo il Fattore di tutti i doni e Redentore del mondo, di far splendere la vita di tutti noi, attraverso la luce della Sua salvifica Resurrezione e di concedere a tutti gioia completa e tutti i doni che salvano, perché sia inneggiato e benedetto il Suo santissimo nome sovraceleste.

Fanar, Santa Pasqua 2019,
Il Patriarca di Costantinopoli Bratolomeo
Fervente intercessore presso Cristo Risorto
per tutti voi.